Sono parole fondamentali per capire l’essenza di tutte le danze dell’India.
Esse sono tratte dall' "Abhinaya Darpanam", testo fondamentale sulla danza indiana
assieme al "Natya Shastra" di Bharata Muni, che è il trattato sulla danza
e sul teatro più antico che si conosca.

Nell’“Abhinaya Darpanam” si narra che “Brama diede le prime lezioni sul natya a Bharata Muni. In seguito Bharata Muni, con l’aiuto di Gandharva e Apsara, i cantori e le danzatrici celesti, presentò
le tre forme di danza – natya, nritya e nritta – davanti al signore Shiva. Ricordando
il suo violento stile di danza, Shiva chiese allora all’aiutante Tandu, coadiuvato dal seguito, di trasmetterne la tecnica a Bharata Muni. Come se non bastasse,
con affetto chiese alla moglie Parvati di mostrare al saggio lo stile lasya.
Capita la tecnica, il santo si preoccupò di trasmetterne la conoscenza agli altri….”

La danza “bharatanatyam” è considerata da molti la più classica
tra tutte le forme di danza classica indiana (MISHRAMTALA).
Bha significa "bhava"...sentimento, Ra significa "raga"...melodia,
Ta significa "tala"...ritmo e natyam vuol dire azione scenica...DANZA!
Di certo lo stile bharatanatyam, anticamente chiamato “Dasi Attam”
o “Sadir” è oggi uno stile dalla tecnica assai complessa ed articolata,
un linguaggio mimico incredibilmente espressivo e raffinato.
Esso attinge il suo contenuto dal ricchissimo patrimonio mitologico,
dagli antichi racconti sacri chiamati “purana” e dai poemi epici
più famosi del mondo, il “Ramayana” ed il “Mahabharata”.
La danza bharatanatyam ha da tempo varcato i confini della sua patria d’origine
per diffondersi anche nei paesi del Sud-Est Asiatico, la Gran Bretagna,
la Francia, gli Stati Uniti d’America.
In Italia il processo è ancora in corso. Il mio obiettivo è di far conoscere
questa mirabile forma d’arte anche nel nostro paese,
perché la danza indiana deve essere considerata un patrimonio culturale
internazionale, così come le altre arti che le sono correlate: la musica
e la scultura templare.
 




 

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